Christoph Martin Wieland e il cristianesimo

Arianna Di Bella

Abstract


Il dibattito religioso è acceso e costante nel corso del XVIII secolo, variegate le posizioni che convivono e che si avvicinano ora al Deismo e all’Ermetismo, ora al Rosacrocianesimo e anche alla Massoneria. In questo clima di continua alternanza di opinioni non sono pochi gli autori che riflettono sulla questione religiosa e Christoph Martin Wieland è un esempio.
Questo lavoro si concentra su due romanzi di Christoph Martin Wieland, Peregrinus Proteus (1791) e Agathodämon (1799), relativamente poco studiati, che vengono considerati due testi tra loro strettamente correlati in cui la riflessione sul Cristianesimo è connotata da accenti differenti. In questo articolo si cerca di mettere in luce come il Peregrinus Proteus muova critiche anche al Cristianesimo delle origini e come l’Agathodämon pur attribuendo al Cristianesimo un’importante funzione civilizzatrice sugli uomini, sottolinei l’appartenenza dell’uomo al principio divino, idea anticipata già nel primo romanzo e adesso consolidata.


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ISSN: 0039-2952