Strapparsi il cuore dal petto. Corpo e testo nel 'Kohlhaas' di Kleist e Baliani

Cristina Fossaluzza

Abstract


Il contributo prende in esame il monologo Kohlhaas di Marco Baliani che nel 1989 inaugura il teatro di narrazione in Italia, mettendolo in relazione alla fonte di Heinrich von Kleist. Attraverso un'originale modificazione dei linguaggi scenici Baliani coglie un intento di radicale rinnovamento linguistico già presente nel Kohlhaas kleistiano e dà corpo – questa l'ipotesi di fondo del contributo – a un'esperienza della perdita che rappresenta l’essenza stessa del testo originale. Il punto di unione fra queste due opere, per molti aspetti anche molto diverse fra loro, va ricercato in un comune senso della fine, nel fondamento tragico delle narrazioni. In un mondo in cui la ragione è diventata strumento vuoto e annichilente, meccanismo insensato ma perfettamente funzionante, in entrambe le versioni di Kohlhaas sono il corpo, la gestualità e la fisicità, pur con tutte le loro discontinuità e contraddizioni, a rimanere l'unica forma di espressione ancora possibile.


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ISSN: 0039-2952