Una storia di potere e sopravvivenza: l’Ospedale Ebraico di Iranische Straße

Filippo Ranghiero

Abstract


A partire dal giugno 1943, quando gli ultimi dirigenti della Comunità Ebraica e della Reichsvereinigung furono deportati a Theresienstadt, l’Ospedale Ebraico di Berlino divenne l’ultima istituzione degli ebrei tedeschi ancora attiva sul territorio dell’Altreich. La sua sopravvivenza fu in parte strumentale al progetto omicida nazionalsocialista andando a costituire un luogo di concentramento e controllo dell’ormai sparuta popolazione ebraico-tedesca. Ma l’essenza di questo luogo ha un valore ben più grande, dato che esso rappresentava a tutti gli effetti il centro direzionale per gli ebrei tedeschi nell’ora più buia della loro esistenza. La rappresentanza ebraica, costituita per volere nazionalsocialista dalla figura controversa del dottor Walter Lustig e di pochi suoi fedeli collaboratori, qui operava e risiedeva, sotto la sorveglianza costante del Reichssicherheitshauptamt (RSHA), la direzione generale per la sicurezza del Reich. Questo luogo, nonostante le tremende privazioni e le costanti deportazioni, si rivelò essere, almeno in parte, anche un luogo di salvezza dove alcune centinaia di ebrei riuscirono a salvarsi fino alla liberazione avvenuta nell’aprile del 1945.


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ISSN: 0039-2952