Il romanzo come «stimolante della vita». Sulla ‘magia’ della 'Montagna magica' di Thomas Mann

Gianluca Paolucci

Abstract


Nel saggio Vom Geist der Medizin (1925) Thomas Mann suggerisce che lo Zauberberg (1924) non soltanto racconta la storia della guarigione del protagonista Hans Castorp, ma sarebbe esso stesso, in quanto romanzo, «ärztlich», curativo, laddove si prefigge, al pari della scienza medica, «die Wiederherstellung der menschlichen Idee in ihrer Reinheit». In base a una prospettiva reader-oriented – giustificata dall’attenzione di Mann per la Wirkungsästhetik della sua opera, come emerge nella conferenza tenuta a Princeton nel 1938 – e coniugando in modo inedito il tema del potenziamento ermetico con le suggestioni intellettuali che provengono dalle più recenti acquisizioni circa il rapporto tra letteratura, biologia e neuroscienze, nel contributo si argomenta che l’autore ha prospettato anche per il pubblico dei suoi lettori la medesima terapia pensata per il protagonista. La principale tesi del saggio è che per Mann non si tratta soltanto di rappresentare mimeticamente «una nuova concezione dell’uomo come spiritualità-corporea» all’interno della Montagna magica, raffigurandola nell’esperienza individuale di Castorp e a livello di contenuti, bensì di contribuire alla creazione di una nuova umanità attraverso lo strumento performativo della letteratura. E questo a partire da una feconda riflessione di Mann – mediata dal confronto con l’opera di Marsilio Ficino e di Friedrich Nietzsche – circa lo stretto legame tra arte e scienze della vita, e sulla possibilità – postulata in Von Deutscher Republik (1922) – della parola letteraria di farsi medium fondante della democrazia weimariana.


Full Text

PDF


 

ISSN: 0039-2952