«E quando venne il tempo dei confini…». Stefan George e il rapporto tra cultura olandese e tedesca nella (ri)costruzione di Albert Verwey

Marco Prandoni

Abstract


Il contributo fornisce una riconsiderazione critica del modo in cui il poeta e pubblicista olandese Albert Verwey utilizzò e rappresentò il suo rapporto con Stefan George e con la cultura tedesca per posizionarsi nel campo letterario olandese. Negli anni Novanta dell’Ottocento, dopo la rottura con Willem Kloos, Verwey sentì l’esigenza di contatti internazionali che potessero consolidare la sua reputazione in patria, ancora non del tutto stabilita. L’amicizia tra i due poeti avrebbe dovuto, nelle intenzioni, portare a reciproca comprensione, a livello personale e tra i popoli tedesco e olandese, anche grazie a traduzioni l’uno dell’opera dell’altro. Tuttavia, con l’inizio del nuovo secolo si verificò un progressivo estraniamento. Nel saggio Olanda e Germania, Verwey celebrava quei momenti storici – in primis il Seicento – in cui la cultura neerlandese espresse il proprio genio internazionale-cosmopolita, diventando un modello di riferimento per quella tedesca. Inoltre, a partire dalla pubblicazione di Der siebente Ring nel 1907, Verwey individuava nel collega un orientamento culturale – monarchico, assolutista, antidemocratico – giudicato incompatibile con il proprio, in quanto olandese. La Prima guerra mondiale avrebbe poi portato a una completa rottura. Dopo la pubblicazione della biografia-agiografia di George da parte di Friedrich Wolters nel 1930, il poeta olandese, divenuto frattanto professore di Letteratura neerlandese a Leida, sentì il bisogno di chiarire la storia del proprio rapporto con George e con la cultura tedesca.


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ISSN: 0039-2952