La maschera come immagine del non detto: Il velo di Pierrette e La Signorina Else di Arthur Schnitzler

Elisabetta Vinci

Abstract


Il contributo mira a indagare la dimensione del non detto nell’opera di Arthur Schnitzler con particolare riferimento alla pantomima Il velo di Pierrette e alla novella Signorina Else. Le due opere sono accomunate dal ricorso alle maschere della Commedia dell’Arte, in voga al tempo, come strategia di compensazione delle insufficienze della parola. La sfiducia nei confronti del linguaggio verbale è una delle principali caratteristiche della Vienna di fine secolo, espressione della crisi esistenziale ed epistemologica del tempo, ma anche di una ricerca di modalità espressive alternative in grado di dare accesso a nuove forme di significazione mediante la commistione di diversi linguaggi artistici. Attraverso tale ricerca si tenta di accedere all’orizzonte dell’indicibile, facendo trapelare il non detto dalle pieghe dei segni. In tal senso, con il ricorso alle maschere della Commedia, Schnitzler opera sul duplice crinale del velare e svelare le dinamiche interpersonali dei personaggi per smascherare l’ipocrisia dei rapporti nella società viennese del tempo. Il velo di Pierrette è una pantomima in cui le maschere di Pierrot, Pierrette e Arlecchino simboleggiano alcuni tipi della società viennese, posti alla berlina. In Signorina Else, invece, le maschere non sono citate in maniera esplicita, ma appaiono come riferimento criptico dietro l’esecuzione del Carnaval di Schumann, secondo una strategia che, in maniera allusiva, svela il reale gioco di ruoli tra Else e Dorsday. In entrambe le opere possiamo rintracciare nell’uso della maschera il tentativo di superare il limite della parola, creando una sorta di sistema segnico intermediale in grado di fare affiorare, da latenze e ambiguità, il non detto che si cela nelle pieghe delle interazioni umane e nella mente dei personaggi.


Full Text

PDF


 

ISSN: 0039-2952