Strategie della reticenza in Stefan George

Maurizio Pirro

Abstract


Se l’indicibile è una dimensione costitutiva del Simbolismo tedesco, e costituisce la base sulla quale si impianta tutto il fermento poetologico del ‘fine secolo’, per la poesia di Stefan George e per l’estetica del cenacolo riunito intorno alla sua figura il ‘non detto’ rappresenta una cifra fondamentale del discorso lirico. La politica culturale del Kreis si fonda su meccanismi di legittimazione reciproca fra gli iniziati, i quali si sentono vincolati sia al riconoscimento della primazia del maestro, sia al mantenimento di una impenetrabile riservatezza circa i contenuti del suo magistero. Questa segretezza corrisponde evidentemente a una strategia di esclusione destinata a consolidare la capacità carismatica del leader e a renderne suggestivamente visibile la superiorità spirituale, adombrando l’esistenza di un’alternativa (il geheimes Deutschland) a quanto ai georgeani appare come la degenerazione del tempo presente. D’altra parte, il ‘non detto’, oltre che strutturare un sistema di condotte materiali, viene incorporato nelle strutture profonde della poesia di George. Il carattere antiermeneutico di questa poesia, la cui assolutezza mira a invalidare ogni tentativo di interpretazione, si regge appunto sull’evocazione di un nucleo segreto e non comunicabile, al quale è possibile accedere soltanto grazie all’intimità con il maestro e alla conoscenza diretta del suo insegnamento. Sul ‘non detto’ si incentrano la sostanza parareligiosa della poetica di George e l’accreditamento di un rituale simbolico inteso a conferire evidenza materiale a tale sostanza.


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ISSN: 0039-2952