Implicatura e presupposizioni nella pubblicità: quanto sono accessibili?

Federica Ricci Garotti

Abstract


La ricerca sul testo pubblicitario è unanime nel considerare l’implicito una parte fondante della comunicazione persuasiva, poiché tutto ciò che viene messo sullo sfondo così viene protetto da critiche e contestazioni (Givòn 1989). Il processo cognitivo, attraverso il quale i riceventi inferiscono o possono inferire l’implicito non è però scevro da problemi, dal momento che il non detto può essere riconoscibile solo in comunicazioni dialogiche cooperative. Se il principio di cooperazione è sempre valido anche nella comunicazione persuasiva bisogna presupporre che ciò che il parlante intende sia sempre accessibile ai riceventi. Se questi ultimi invece non riconoscono il non detto, può l’implicito valere come tale in ogni caso? Nel saggio si presenta l’analisi di alcuni testi verbali, estrapolati da un corpus di 60 pubblicità tedesche (spot e annunci), riguardante implicatura e presupposizione. L’obiettivo dell’indagine è osservare se nei testi analizzati siano presenti indizi che supportino l’inferenza degli impliciti da parte dei riceventi, per garantire il principio di cooperazione anche in un ambito comunicativo così flessibile e solitamente poco incline alle norme cooperative come quello della pubblicità.


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ISSN: 0039-2952